Un premio per punire

29 Marzo 2018
Un premio per punire
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Rossetto da anni eroga un premio di risultato aziendale. Sono 1000 euro erogati dall’azienda come premio per i dipendenti “meritevoli”. O almeno questa è la versione dell’azienda.

La realtà è ben diversa: il premio non viene usato  per gratificare dipendenti meritevoli, ma per punire chi, a insindacabile giudizio del direttore del punto vendita, non “collabora” abbastanza.

E guarda caso chi “non collabora” sono sempre i soliti. Non solo i rappresentanti sindacali, ci mancherebbe!, ma anche tutti coloro che osano pretendere un minimo di equità: magari perché sono donne e hanno bisogno di un permesso perché il figlio è malato; o un povero Cristo che la domenica vorrebbe andare a messa; o un tifoso dell’Hellas che vorrebbe andare allo stadio.

Sì, perché tra le clausole del premio ce n’è una molto interessante: ovvero chi prende una sanzione disciplinare si vede decurtato il premio della metà. Se le sanzioni sono due, il premio è zero.

E non basta! Anche se si prende una sanzione ingiusta che viene annullata in sede di arbitrato, l’azienda la considera comunque valida ai fini del premio.

Questo accade perché il premio è erogato il maniera unilaterale. E come evidenzia la stessa azienda, la discrezionalità del direttore del punto vendita è illimitata. Siccome non lo ha concordato con nessun sindacato, inoltre, su di esso si pagano in pieno tasse e contributi.

Questo causa palesi discriminazioni tra i lavoratori, che sono posti in una malsana competizione tra loro. Il principio è sempre lo stesso: se lavori da rossetto la regola è “dare il c…. e avere pazienza”.

L’unica strada per evitare tutto questo sarebbe quella di sedersi ad un tavolo e discutere del premio aziendale nell’ambito di un contratto integrativo!

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