Kasanova, divergenze su crisi e chiusure punti vendita
Il 21 gennaio si è svolto l’incontro tra le organizzazioni sindacali Filcams, Fisascat e Uiltucs e la società Kasanova, richiesto più volte dai sindacati per affrontare la situazione critica della rete vendita e le numerose chiusure di punti vendita registrate negli ultimi mesi. Il confronto è stato complesso e caratterizzato da profonde divergenze.
Le organizzazioni sindacali hanno contestato il fatto che il numero di chiusure sia stato molto più elevato rispetto a quanto comunicato dall’azienda negli incontri precedenti al periodo natalizio, quando le chiusure risultavano gestite tramite ricollocazioni in negozi limitrofi.
Secondo i sindacati molte chiusure – per un numero che Kasanova non ha precisato – sono state comunicate alle strutture territoriali senza un adeguato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nazionali.
In questi casi venivano prospettati trasferimenti oltre i 50 km e ad oggi un numero inaccettabile di risoluzioni del rapporto di lavoro, riguardando in gran parte lavoratrici donne e in part-time.
Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno denunciato la mancanza di trasparenza e le decisioni unilaterali dell’azienda, nonché comportamenti non coerenti con gli impegni presi riguardo alla gestione della crisi societaria.
Hanno inoltre segnalato la presenza di esuberi superiori al minimo previsto dalla normativa per l’apertura di una cassa integrazione per crisi aziendale.
A seguito di un confronto acceso, Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno dichiarato che tali trasferimenti configurano veri e propri “licenziamenti mascherati”.
Per gestire la necessaria riduzione del personale, le organizzazioni sindacali ribadiscono l’urgenza di attivare tutti gli strumenti utili alla tutela dell’occupazione e al sostegno del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.
Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno ricordato all’azienda di aver richiesto al Mimit l’apertura di un tavolo di crisi, sottolineando l’assenza di volontà da parte di Kasanova di ricorrere agli ammortizzatori sociali.
L’azienda ha sostenuto, in modo ritenuto dalle organizzazioni sindacali fuorviante, che il ricorso alla cassa integrazione aumenterebbe il debito accumulato e metterebbe a rischio l’operazione con Ovs, l’acquirente designato.
Ha inoltre dichiarato che il passaggio notarile non è ancora avvenuto e che Ovs richiede, oltre alla riduzione del debito, il mantenimento del perimetro aziendale, sostenendo che nuove spese – inclusi gli ammortizzatori sociali – potrebbero rallentare o compromettere il closing.
Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato come queste affermazioni siano in contraddizione con i fatti: è proprio il mancato mantenimento del perimetro a mettere a rischio l’operazione, mentre l’attivazione degli ammortizzatori sociali consentirebbe di contenere il costo del lavoro in un momento cruciale e tutelare l’occupazione, che deve restare la priorità.
In chiusura, Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno chiesto all’azienda di sospendere ogni azione che possa compromettere l’occupazione fino alla convocazione del Mimit.
Kasanova ha risposto che non può “congelare” nulla, poiché ogni decisione influirebbe sull’acquisizione.
Considerata la posizione ritenuta contraddittoria e incomprensibile dell’azienda, le organizzazioni sindacali invitano i territori a segnalare immediatamente ogni iniziativa intrapresa dalla società e chiedono a Kasanova, prima del tavolo ministeriale, di fornire:
- l’elenco completo dei negozi chiusi da novembre a oggi;
- il numero dei lavoratori che hanno cessato il rapporto;
- il numero e la localizzazione dei negozi ancora aperti;
- un quadro aggiornato di:
- part-time e full-time,
- dimissioni,
- tempi determinati, apprendisti e stagisti;
- una mappa delle posizioni vacanti per valutare eventuali ricollocazioni.

