Turismo, dumping contrattuale: quali soluzioni?
“Il dumping è un pericolo? Sicuramente lo è per le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo, e lo è nel rapporto con la dignità e la libertà che si affermano a partire dall’articolo 36 della Costituzione. Lo è perché punta a distruggere la dignità e la libertà delle persone.”
Ha esordito così Samantha Merlo, segretaria nazionale Uiltucs, durante il dibattito a Bologna dedicato al dumping contrattuale nel settore del turismo.
“È un pericolo per le imprese? Certo, ma nella misura in cui genera concorrenza sleale”, aggiunge, “perché per le imprese che lo praticano il dumping corrisponde all’illegalità, è come stare su un crinale e scegliere una scorciatoia illecita. Ecco perché il dumping contrattuale deve essere contrastato con ogni mezzo: perché inquina i mercati, crea concorrenza sleale, sviluppa un mercato del lavoro ‘parallelo e sottopagato’ e soprattutto determina lo sfruttamento delle persone, calpestando un diritto costituzionale.”
“Lo abbiamo visto anche attraverso i dati presentati oggi: questo fenomeno non è un’astrazione, bensì è un furto di salario, di opportunità, insomma è un furto di vita”, prosegue.
Applicare un contratto pirata, ricorda, significa “subire decurtazioni salariali che vanno dal 20% fino al 40% rispetto ai trattamenti del contratto collettivo nazionale leader”. E nella pratica vuol dire “perdere la quattordicesima mensilità, perdere gli scatti di anzianità o vederseli riconoscere in misura diversa” e “rinunciare a buona parte del welfare contrattuale”.
“È chiaro che tutto questo genera un impatto devastante sulla vita delle persone: meno assistenza sanitaria integrativa, meno previdenza complementare e meno misure di sostegno al reddito”, sottolinea.
Secondo Merlo, “è un sistema che non solo impoverisce oggi, ma compromette il futuro delle persone: lavoro povero corrisponde a pensione poverissima, una catena dell’inequità che si stringe soprattutto intorno alle donne”.
Poi entra nel merito del settore: “Qual è l’identikit del lavoratore del turismo? È giovane, è donna, e molto spesso questi due fattori si uniscono.” E cita la ricerca: “I contratti pirata prevedono meccanismi di differenziazione del salario in base all’età o alla data di assunzione, riducendo di molto la paga a coloro che entrano per la prima volta nel mercato del lavoro: sono i nostri giovani.”
Non solo: “Gli effetti della mancanza di una corretta contribuzione compromettono la regolarità contributiva e hanno riverberi importanti sulla stabilità lavorativa dei giovani”, osserva.
Nel suo intervento richiama anche la bilateralità: “Alla bilateralità è affidata la promozione di buone pratiche contro la discriminazione e nell’ambito della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.” E ricorda i rinnovi: “Nei rinnovi del 2024 abbiamo dato seguito all’aumento delle tutele su molti istituti contrattuali: maternità, paternità, congedo parentale, donne vittime di violenza.” Per questo, conclude su questo punto, “l’applicazione di un contratto pirata priva lavoratrici e lavoratori dell’accesso ai sistemi di protezione e monitoraggio contro le disparità di genere e le discriminazioni”.
“Chi viene maggiormente penalizzato?”, si chiede. “Giovani donne che lavorano nel settore con indici di precarietà molto alti, spesso con contratti a termine o stagionali.” E anche quando hanno un indeterminato, aggiunge, “non superano la soglia della povertà assoluta, perché non lavorano continuativamente lungo i dodici mesi dell’anno o semplicemente perché l’orario contrattuale è molto basso”.
“Se a tutte queste complessità aggiungessimo anche l’applicazione di un contratto pirata, gli effetti sarebbero devastanti: impoverimento, diminuzione delle tutele e crescita esponenziale delle disuguaglianze”, avverte. “In un contesto così quale crescita si può garantire al Paese?”.
Infine l’appello sugli strumenti: “È chiaro che l’interoperatività tra banche dati della pubblica amministrazione sia fondamentale”, dice, chiedendo di “estendere le rilevazioni anche alla filiera degli appalti”, tema “più volte sollecitato dalle parti sociali durante i tavoli ministeriali”.
E segnala una contraddizione: “Da un lato tutti d’accordo sulla necessità di incrociare Isac e Mocoa, dall’altro si scopre che il Mocoa (monitoraggio congruità occupazionale appalti) non è ancora obbligatorio.” Quindi la richiesta finale: “Occorre una strategia mirata nella pubblica amministrazione, altrimenti si rischia di perdere tempo prezioso!”.

