Kasanova, sindacati: chiarezza su chiusure e ammortizzatori sociali
Si è tenuto il 10 febbraio 2026 il primo incontro tra le organizzazioni sindacali Filcams, Fisascat, Uiltucs e la società Kasanova al Mimit a seguito della richiesta inviata dalle organizzazioni sindacali il 21 gennaio scorso.
Kasanova – rappresentata dall’avvocato Doriana Lo Calio e l’Hr Sara Nunzi – opera nella vendita di articoli per casa, arredamento e tessile con una rete di 800 punti vendita e circa 5000 lavoratori di cui 1900 diretti e i restanti indiretti.
La società è uscita dalla composizione negoziata il 12 novembre 2025, confermato che le misure protettive non sono più in vigore. Inoltre il 4 febbraio Ovs Spa ha comunicato con una nota formale la decisione del Consiglio di Amministrazione di far decadere la propria offerta vincolante, in scadenza quello stesso giorno.
La società ha contestualmente annunciato la manifestazione d’interesse da parte di un nuovo soggetto industriale italiano, che acquisirebbe il 100% della società e la totalità del personale, e con il quale sono già in corso una fase di due diligence e la redazione di un piano industriale.
Da novembre 2025 ad oggi si sono verificate numerose chiusure su tutto il territorio nazionale spesso accompagnate da risoluzioni individuali del rapporto di lavoro.
I sindacati denunciano da tempo la frammentarietà e la scarsa chiarezza delle informazioni fornite dalla società sul numero dei punti vendita chiusi e quello dei lavoratori sui quali impattano queste, nonché la mancata volontà di ricorrere agli ammortizzatori sociali, nonostante una crisi economica palese che sta mettendo a rischio numerosi posti di lavoro.
È stato evidenziato che la situazione debitoria della società è critica e che la chiusura dei punti vendita performanti potrebbe aggravare ulteriormente la crisi, mettendo a rischio il debito bancario già oggi significativo.
Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno ribadito con forza la necessità di accedere agli ammortizzatori sociali, a tutela del reddito delle lavoratrici e lavoratori, non solo di quelli coinvolti dalle chiusure già avvenute ma anche di quelle in previsione.
La società ha risposto di non escludere tale possibilità, spiegando che la disponibilità a valutare gli ammortizzatori deriva dal mutato contesto.
Al termine dell’incontro, i sindacati hanno ribadito la necessità di intensificare i momenti di confronto e di ricevere i dati relativi al numero di dipendenti e dei punti vendita, prima e dopo novembre 2025.
Hanno inoltre chiesto una risposta chiara sulla possibilità di attivare gli ammortizzatori sociali e la definizione di definire un accordo quadro affinché ci sia una cornice nazionale utile a gestire anche i numerosi trasferimenti che hanno coinvolto i lavoratori nelle ultime chiusure.
La società si è dichiarata disponibile a intensificare gli incontri condividendo una prima riunione per il 10 marzo alle ore 10.
FIlcams, Fisascat e Uiltucs hanno ribadito l’importanza di mantenere attivo il tavolo ministeriale e il Ministero ha confermato la volontà di monitorare e sostenere un percorso condiviso tra le parti, fissando un nuovo incontro per il 18 marzo alle ore 14.30.

