Unipol Rental, stato di agitazione e 16 ore di sciopero: chiuse 21 sedi e trasferimenti
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Scelta inaccettabile, rischio licenziamenti mascherati per 100 lavoratrici e lavoratori”
Attivazione dello stato di agitazione e un pacchetto di 16 ore di sciopero, di cui 8 a livello nazionale e ulteriori 8 ore da organizzare a livello territoriale, con il blocco degli straordinari e lo svolgimento di assemblee nei luoghi di lavoro. È la risposta dei sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs al piano di riorganizzazione presentato da Unipol Rental, società del Gruppo Unipol attiva nel settore del noleggio a lungo termine e della mobilità aziendale, che prevede la chiusura di 21 sedi territoriali distribuite in diverse regioni del Paese.
La decisione è stata assunta dal coordinamento unitario delle strutture sindacali e dei delegati insieme alle RSA e RSU, che hanno deciso di avviare la mobilitazione.
La riorganizzazione coinvolge complessivamente 100 lavoratrici e lavoratori su un totale di 411 dipendenti presenti nelle 27 sedi aziendali presenti sul territorio nazionale. Di questi, 72 addetti con funzioni direzionali e amministrative dovrebbero essere trasferiti nelle sedi di Reggio Emilia, Bologna e Milano, mentre 28 lavoratori dell’area commerciale continuerebbero a operare sui territori con uno spostamento formale della sede di appartenenza.
Le sedi interessate dal piano di riorganizzazione sono distribuite in diverse aree del Paese e coinvolgono città come Roma, Firenze, Bari, Genova, Verona, Brescia, Modena, Parma, Ancona, Bergamo, Messina, Pesaro, Ravenna, Salerno, Treviso e Venezia. Le attività verrebbero concentrate nei poli organizzativi di Reggio Emilia, Bologna e Milano, oltre ai customer point di Assago, Casalecchio di Reno e Reggio Emilia.
Per le organizzazioni sindacali l’operazione annunciata “è una scelta inaccettabile”: non può essere ricondotta a un semplice efficientamento organizzativo, ma rappresenta una scelta strategica con impatti rilevanti sull’organizzazione del lavoro, sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti e sulla presenza dell’azienda nei territori. I sindacati evidenziano inoltre il rischio che trasferimenti di tale portata possano trasformarsi, nei fatti, in licenziamenti mascherati, costringendo molti lavoratori a scegliere tra il trasferimento in sedi molto distanti dalla propria residenza o la rinuncia al posto di lavoro.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno inoltre richiesto formalmente all’azienda l’apertura di un confronto sulla riorganizzazione delle sedi e sui trasferimenti decisi unilateralmente. Il tavolo è calendarizzato per il 18 marzo. Le organizzazioni sindacali ribadiranno in quella sede la piena contrarietà alla decisione aziendale, sottolineando che un intervento di riduzione dei costi non può essere scaricato esclusivamente sui trasferimenti dei lavoratori né giustificato con l’affermazione che i posti di lavoro non sarebbero a rischio solo perché formalmente mantenuti, ma collocati a distanze che in molti casi superano i 500 chilometri dalle sedi attuali. I sindacati continueranno a seguire l’evoluzione della situazione insieme alle strutture territoriali e alle rappresentanze sindacali aziendali, valutando tutte le iniziative necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.

