Cerved, sciopero nazionale il 25 marzo: oltre 2700 lavoratrici e lavoratori in mobilitazione contro le scelte aziendali
Sciopero nazionale di 8 ore il prossimo 25 marzo per le oltre 2700 lavoratrici e lavoratori del gruppo Cerved, con presidi davanti alle sedi aziendali in tutta Italia.
La mobilitazione, indetta dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, arriva dopo un confronto insufficiente, in risposta a scelte aziendali giudicate inaccettabili, contro la crescente pressione verso le uscite volontarie e un pressing esasperante sulla produttività.
Per i sindacati di categoria “è tempo di mobilitazione, è tempo di dare un segnale forte di dissenso al gruppo Cerved, è tempo di fare sentire ancora più forte le richieste di lavoratrici e lavoratori”, e “lo sciopero è indispensabile per evidenziare la nostra ferma opposizione alle politiche praticate e ai silenzi che le accompagnano”.
Le organizzazioni sindacali denunciano “la mancanza di un piano industriale conosciuto, certo e trasparente”, insieme a “una gestione dei Performance Improvement Plan e una riduzione degli organici attraverso uscite incentivate le cui modalità, dimensioni e persone coinvolte restano sconosciute”, aggiungendo che “una crescente insistenza sull’aumento della produttività, spesso accompagnata da pressioni ad accettare gli incentivi all’esodo, sta generando un diffuso clima di preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori”.
I sindacati sottolineano inoltre che “a queste incertezze sul futuro del lavoro in azienda si sommano difficoltà contrattuali”, spiegando che “dopo diversi incontri con la delegazione sindacale, le proposte aziendali risultano insufficienti e inadeguate”.
Nel dettaglio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs evidenziano che “la riduzione delle giornate di smart working peggiora la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e colpisce in modo particolare il cosiddetto cluster dei flessibili”, mentre “mettere in discussione l’equilibrio contrattuale costruito con la riduzione dell’orario di lavoro a 38 ore rappresenta un passo indietro”.
Le organizzazioni sindacali aggiungono che “la chiusura sull’aumento del buono pasto, a fronte dell’aumento del costo della vita, risulta anacronistica” e che “l’introduzione di criteri legati alla performance individuale per il premio di risultato indebolisce la coesione, l’equità e l’orientamento a un obiettivo collettivo”.
“Ribadiamo l’inaccettabilità di qualsiasi intervento che preveda la riduzione delle giornate di lavoro agile senza una contestuale restituzione delle ore di permessi retribuiti”, continuano, chiedendo “il mantenimento delle attuali flessibilità e un adeguato aggiornamento delle componenti economiche dell’accordo, a partire dai ticket restaurant e dal premio di risultato”.

