Questione salariale, produttività e salari sempre più distanti. Andreani: “Serve una rivoluzione copernicana”
Cresce la produttività, ma non crescono i salari. È da questa contraddizione che bisogna ripartire per affrontare la questione salariale nel nostro Paese, ed è da questa che parte il segretario generale Uiltucs Paolo Andreani nel corso del panel “La questione salariale in Italia: quali soluzioni?”, in programma a Luci sul Lavoro 2026, il festival dedicato alle sfide del lavoro in corso a Montepulciano.
Andreani si è confrontato con il professor Leonardi, dell’Università Statale di Milano, Megale, vicepresidente della Fondazione Di Vittorio, e Petrasso, segretaria nazionale Fim Cisl. Ha moderato Luca Visentini, esperto di politiche europee e del lavoro. Per il segretario generale Uiltucs, il rilancio del potere d’acquisto passa da una contrattazione collettiva forte, dalla qualità del lavoro e da una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Ma non solo.
“Cresce la produttività e diminuiscono i salari. – esordisce-. Alti fatturati, buone previsioni, un contributo significativo al Prodotto interno lordo e milioni di lavoratrici e lavoratori impiegati a misura di impresa”.
“Bisogna portare a semplicità la complessità – ha chiosato poi Andreani – dentro un rapporto unitario. Se si comprende che ci sono delle vite che contano e le si organizzano si possono raggiungere risultati molto significativi ed è come trasformare una difficoltà in opportunità”.
Secondo Andreani, il settore continua a essere caratterizzato da un modello occupazionale che scarica il peso della flessibilità sulle persone. “Poche ore lavorate – spiega Andreani – rinnovi dei contratti collettivi nazionali inattesa, retribuzioni insufficienti, flessibilità che si trasforma in precarietà e bassi salari. Questioni che portano con sé anche deboli posizioni previdenziali”.
Da qui la necessità, secondo il segretario generale della Uiltucs, di cambiare radicalmente approccio, rimettendo al centro la qualità del lavoro e la redistribuzione del valore prodotto. “Serve una rivoluzione copernicana” ha detto poi Andreani, rilanciando anche la proposta della Uiltucs 25, 50, 100, con l’incremento del part time minimo a 25 ore per chi ne fa richiesta, l’incremento per chi lavora la domenica del 50% e nei festivi del 100%: “Più ore ai part time su base volontaria, maggiorazioni più alte per il lavoro festivo e domenicale, scatti di anzianità ma anche ‘scatti di gioventù’.
I giovani non devono essere penalizzati, ma premiati”. Il riferimento è alla necessità di riconoscere economicamente un mercato del lavoro sempre più discontinuo, nel quale la flessibilità non può continuare a essere pagata esclusivamente dalle lavoratrici e dai lavoratori.
“La discontinuità lavorativa e la flessibilità del lavoro – ha concluso – vanno pagate di più per dare ai giovani un futuro. Occorre anche guadagnare tempo fuori dall’impresa e assicurare loro, anche, una formazione continua”.

