Giochi Preziosi, cresce l’allarme dei sindacati per il futuro di centinaia di persone
L’azienda dichiara di non trovare funzionale il Retail. Ma scopriamo essere la controllante di una società proprio del medesimo ambito. Non escludiamo il ricorso alla mobilitazione se non arriveranno risposte il 25 novembre al Mimit
Da un lato centinaia di lavoratrici e di lavoratori del Gruppo Giochi Preziosi coinvolti nella dismissione della rete commerciale, dall’altro soltanto tre operazioni di cessione andate a buon fine. Crescono le preoccupazioni di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per il futuro occupazionale del gruppo, dopo l’incontro nazionale del 27 ottobre con l’azienda, un confronto il cui esito è giudicato fortemente negativo dalle organizzazioni sindacali, che denunciano l’assenza di garanzie concrete per la salvaguardia dell’occupazione.
“Ma c’è di più – spiegano i sindacati – l’azienda ha dichiarato di non trovare funzionale il Retail. Ma scopriamo essere la controllante di una società proprio del medesimo ambito, Capriccio”.
“Dopo mesi di confronto, continuiamo a registrare una distanza inaccettabile tra le dichiarazioni aziendali sulla volontà di salvaguardare l’occupazione e le scelte messe in campo”, affermano le sigle.
Il nuovo piano industriale, per i sindacati “del tutto assente e figlio di una logica di interessi finanziari e non di rilancio di una economia reale fatta di persone”, prevede la concentrazione delle attività sul wholesale. Per Filcams, Fisascat e Uiltucs, tuttavia, le prospettive di lavoratrici e lavoratori non possono dipendere da ipotesi future: occorrono impegni precisi sulle attività che saranno mantenute e sull’organizzazione del gruppo.
Particolarmente critica la situazione della sede di Cogliate, dove alcune lavoratrici e alcuni lavoratori di Giochi Preziosi Store subiscono sospensioni in cassa integrazione fino a 3 settimane al mese. Le organizzazioni sindacali denunciano l’assenza di risposte alle richieste di ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali e individuare possibilità di riassorbimento del personale.
Di estrema gravità resta, però, l’affermazione dell’assenza di progettualità sul Retail. “I fatti evidenzierebbero una poco chiara reale intenzione aziendale: abbiamo appreso, infatti, che all’interno del perimetro aziendale ci sono realtà Retail come Capriccio, con un riferito andamento positivo e che rappresentano un’ulteriore dimostrazione di quanto sia contraddittoria e difficilmente comprensibile la scelta di abbandonare il settore, un’attività – solo questa – che conta 16 punti vendita e coinvolge circa 200 lavoratrici e lavoratori impiegati in diverse regioni del Paese”.
Una scelta che rischia di smentire la stessa logica di rilancio industriale e commerciale che avrebbe dovuto accompagnare il percorso di risanamento.
“Non possiamo accettare che il risanamento dei conti si traduca in una vera e propria piaga sociale, in un pesantissimo dazio occupazionale per le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie”, concludono.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 25 novembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs chiedono un cambio di passo: non più rassicurazioni generiche, ma un confronto concreto sul piano industriale e garanzie per il futuro occupazionale. Intanto, le organizzazioni sindacali proseguiranno il confronto con lavoratrici e lavoratori per valutare le prossime iniziative, valutando anche ogni necessaria e opportuna azione da mettere in campo.

