Arcadia Fashion–Conbipel: il rilancio non può essere solo nei numeri
Il giorno 15 settembre 2026 si è svolto il confronto nazionale tra le organizzazioni sindacali e Arcadia Fashion–Conbipel, nel corso del quale l’azienda ha illustrato l’andamento economico, le prospettive commerciali e le principali trasformazioni organizzative che interesseranno il Gruppo nei prossimi mesi.
Dall’incontro emerge un quadro economico in miglioramento, che rappresenta un elemento positivo rispetto alla situazione degli ultimi anni. Al tempo stesso, permangono questioni rilevanti sulle quali le organizzazioni sindacali hanno chiesto risposte e un confronto puntuale, che non possono essere rinviati.
Nei primi cinque mesi dell’esercizio 2026/2027 il fatturato si attesta a poco meno di 37 milioni di euro, con una crescita di circa il 30% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente.
L’azienda prevede di chiudere l’esercizio con un fatturato intorno ai 110 milioni di euro, con l’obiettivo di raggiungere un sostanziale equilibrio economico. Si tratta di un risultato significativo, soprattutto considerando la difficile situazione dalla quale Conbipel è uscita.
Per le organizzazioni sindacali, tuttavia, il miglioramento dei risultati economici deve ora tradursi in maggiore stabilità, investimenti, occupazione e qualità del lavoro. Nel corso dell’incontro l’azienda ha inoltre illustrato il nuovo assetto societario, comunicando che il soggetto Piazza Italia, entro i prossimi mesi, dovrebbe procedere all’acquisizione del 100% delle quote di Arcadia Fashion, acquisendo anche le quote attualmente detenute da Invitalia.
Le organizzazioni sindacali ritengono necessario che l’evoluzione societaria sia accompagnata da un quadro industriale chiaro e verificabile, con particolare attenzione alle ricadute sull’occupazione, sulla rete commerciale e sull’organizzazione del lavoro. Per le organizzazioni sindacali quanto rappresentato dall’azienda può configurare un percorso di rilancio reale, ma questo dovrà essere concreto, strutturale e visibile anche nelle condizioni di lavoro e nelle prospettive occupazionali.
Non può essere l’efficientamento, la digitalizzazione o il miglioramento dei risultati economici a determinare un trasferimento dei costi della riorganizzazione sui lavoratori. In questa prospettiva, valutiamo positivamente l’annuncio relativo alle nuove aperture di Cosenza e Bari, all’ampliamento del punto vendita di Torino e alle ulteriori ipotesi di sviluppo previste per il 2027.
Questa è la strada che riteniamo necessario perseguire: presidiare il territorio attraverso nuovi punti vendita, nuovi investimenti e nuove assunzioni, rafforzando e qualificando la rete commerciale.
Ma sviluppo significa anche organici adeguati, professionalità, formazione e qualità del servizio. Non è sufficiente aprire nuovi negozi se, contemporaneamente, negli altri punti vendita si interviene sugli organici, si incrementano i carichi di lavoro e le responsabilità senza un adeguato riconoscimento. La crescita della rete deve quindi produrre buona occupazione e stabilità, non semplicemente maggiore produttività.
Particolare attenzione è stata posta alle situazioni dei contratti di solidarietà in alcune filiali e soprattutto della sede di Cocconato dove permane il ricorso alla Cigs e dove l’azienda ha riconosciuto un organico superiore rispetto a quello inizialmente previsto.
L’azienda ha dichiarato di voler intervenire sull’efficienza dei processi e sulla digitalizzazione, precisando che, allo stato attuale, non sarebbe previsto lo spostamento delle funzioni presso altre società.
Per le organizzazioni sindacali tale impegno deve essere chiaro e verificabile. La sede di Cocconato non può rimanere in una condizione di permanente incertezza. Per questo abbiamo chiesto un confronto specifico e ravvicinato sui seguenti aspetti:
- prospettive future della sede;
- utilizzo della Cigs;
- evoluzione degli organici;
- professionalità necessarie;
- formazione e riqualificazione del personale;
- effetti della digitalizzazione;
- tempi e contenuti del piano organizzativo.
Particolare attenzione dovrà essere riservata alla scelta del nuovo assetto logistico, considerata la scadenza dell’attuale contratto con Dhl prevista per dicembre 2026. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito con chiarezza che la scelta del nuovo partner logistico non può essere determinata esclusivamente dal minor costo.
Servono qualità del servizio, continuità operativa, affidabilità, rispetto delle regole e garanzie occupazionali. La questione assume ancora maggiore rilevanza alla luce delle problematiche già emerse in passato rispetto al personale e alle attività logistiche.
Su questo punto abbiamo chiesto all’Azienda chiarezza preventiva e un confronto con le organizzazioni sindacali prima dell’assunzione di decisioni definitive. L’azienda ha comunicato l’intenzione di valutare nuovi strumenti digitali e progetti di utilizzo dell’Intelligenza artificiale, in particolare nell’analisi commerciale e della clientela.
Come parti sociali non esprimiamo una contrarietà pregiudiziale all’innovazione. Riteniamo, al contrario, che digitalizzazione e nuove tecnologie possano rappresentare strumenti importanti all’interno di un processo di rilancio.
Ma innovare significa anche investire sulle persone. Ogni processo di trasformazione dovrà quindi essere accompagnato da:
- adeguata informazione e confronto sindacale;
- formazione del personale;
- tutela della privacy;
- definizione delle nuove professionalità;
- valorizzazione delle competenze;
- verifica degli impatti sull’organizzazione del lavoro.
L’introduzione dell’Ia non può essere considerata esclusivamente uno strumento di riduzione dei costi o degli organici, ma deve essere governata come un processo di innovazione capace di accompagnare e qualificare il lavoro.
Alla luce del nuovo andamento economico, che sembra segnare un’inversione rispetto al recente passato, le parti sociali hanno posto con forza la necessità di riaprire il confronto sulla contrattazione integrativa aziendale.
L’accordo integrativo ha accompagnato l’azienda anche negli anni più difficili, contribuendo a gestire una fase particolarmente complessa. Oggi, proprio perché l’azienda dichiara di essere entrata in una nuova fase di rilancio, riteniamo necessario costruire una nuova stagione di relazioni sindacali, coerente con il nuovo scenario industriale ed economico.
Il confronto dovrà riguardare, in particolare:
- premio di risultato;
- partecipazione e informazione;
- formazione;
- professionalità e sviluppo delle competenze;
- organizzazione del lavoro;
- digitalizzazione e Intelligenza Artificiale;
- welfare;
- armonizzazione delle diverse condizioni territoriali.
Il ritorno all’equilibrio economico non può significare che i sacrifici rimangano a carico delle lavoratrici e dei lavoratori mentre i risultati vengono redistribuiti altrove. Il confronto del 15 settembre restituisce un quadro più positivo rispetto al passato, ma ancora caratterizzato da importanti incognite. Per le Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, il rilancio di Conbipel deve tradursi in un progetto industriale vero, stabile e credibile, capace di produrre risultati economici ma anche valore per chi ogni giorno contribuisce al funzionamento dell’azienda.
In questa prospettiva:
- più fatturato deve significare più stabilità;
- più efficienza deve significare più formazione;
- più innovazione deve significare più professionalità;
- più sviluppo deve significare più occupazione di qualità.
Le organizzazioni sindacali continueranno pertanto a monitorare con attenzione l’evoluzione dell’azienda e a mantenere aperto il confronto nazionale sui temi occupazionali, organizzativi e industriali.
È previsto un nuovo confronto, indicativamente nel mese di novembre, quando dovrebbero essere maggiormente definiti il nuovo assetto societario e il piano industriale pluriennale. Riteniamo inoltre necessario che, in presenza di modifiche significative riguardanti Cocconato, la logistica, l’organizzazione, la rete commerciale o l’occupazione, il confronto venga anticipato senza attendere il prossimo incontro nazionale.
Il rilancio di Conbipel non sarà misurato soltanto dall’andamento del fatturato. Sarà misurato soprattutto dalla capacità di garantire un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno contribuito, anche nei momenti più difficili, a consentire all’azienda di arrivare fin qui.

