Cerved, così non va: trattativa in stallo
In queste settimane abbiamo avviato il confronto con la direzione aziendale di Cerved sul tema dello smart working e dell’organizzazione del lavoro.
La società ha chiesto, nei mesi scorsi, di modificare l’attuale accordo di smart working, riducendo il numero delle giornate per le lavoratrici e i lavoratori inseriti nel cluster “flessibili”.
La riduzione proposta porterebbe a 8 giornate di lavoro in modalità smart working al mese: una modifica del contratto integrativo aziendale che abbiamo sempre ritenuto eccessiva e particolarmente pesante e che, a nostro parere, rimette in discussione l’impianto generale del contratto.
Di fronte a questa impostazione aziendale abbiamo elaborato una serie di proposte per ridefinire il quadro contrattuale complessivo, individuando possibili scambi che permettessero di mantenere una valida conciliazione tra le attività lavorative e la vita personale.
Siamo partiti dalla considerazione che lo scambio primario che ha retto la definizione del Cia stava nella modulazione dell’orario di lavoro (le 38 ore), nello smart working e in una serie di flessibilità organizzative importanti (eliminazione della timbratura, possibilità di accorpare le ore di lavoro per ridurre le giornate lavorative).
Le nostre proposte erano le seguenti:
• Rimodulazione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali, con restituzione delle 72 ore di rol (per il computo totale di 104).
• Mantenimento delle flessibilità organizzative.
• Definizione di periodi di eccezione alle giornate di smart working (festività estive e natalizie), con possibilità di incremento delle giornate in questi periodi dell’anno.
• Definizione e regolamentazione di una serie di eccezioni legate a caratteristiche ed esigenze soggettive personali (cura di familiari o figli, legge 104, esigenze di salute).
• Definizione dell’eccezione alla regola degli 8 giorni di smart working mensili anche per lavoratrici e lavoratori delle sedi chiuse in passato o in caso di future chiusure.
• Incrementi economici legati al premio di risultato e al ticket restaurant (anche prevedendo una gradualità di incrementi nell’ambito del periodo di vigenza del contratto).
A queste proposte, tutte discutibili e concordabili in un ambito di mediazioni possibili, la società ha sostanzialmente detto no, mostrando poche disponibilità sul piano organizzativo (mantenimento delle flessibilità organizzative; riduzione dell’orario di lavoro per i soli “flessibili” a 39 ore, invece delle 38 attuali) e quasi nessuna disponibilità sul piano economico (nessun incremento del ticket; sul premio di risultato, disponibilità a valutare meccanismi di valorizzazione, ma senza prevedere incrementi e inserendo parametri individuali per noi non accettabili).
In questo quadro la trattativa si è bloccata e il coordinamento nazionale, che si riunirà la prossima settimana, dovrà decidere quali iniziative intraprendere a fronte di questa rottura.
Una prima considerazione, non marginale, è che di fronte a tale atteggiamento della società il clima interno agli uffici e alle sedi non potrà che peggiorare, generando rabbia e dispiacere, soprattutto in un’impresa che a parole sostiene di voler valorizzare il patrimonio umano, ma poi, nei fatti, non lo fa.
Nei prossimi giorni, dopo il coordinamento, svolgeremo le assemblee nelle diverse sedi per fare il punto della situazione.

