Gruppo Coin, Accordo Quadro e intese per 249 lavoratrici e lavoratori
Sulla vertenza del Gruppo Coin definito un primo importante perimetro di tutela con la sottoscrizione dell’Accordo Quadro nazionale di gestione della crisi e con la chiusura positiva al Ministero del Lavoro delle intese sui verbali di accesso alla Cigs per cessazione di attività e per crisi aziendale, strumenti finalizzati a garantire la massima salvaguardia occupazionale e reddituale nelle unità produttive coinvolte dalla riorganizzazione del gruppo.
L’Accordo Quadro, sottoscritto tra i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e la direzione aziendale, accompagna il ricorso agli ammortizzatori sociali definendo un sistema di tutele aggiuntive orientato a ridurre l’impatto sociale della crisi e a favorire ogni possibile soluzione non traumatica.
Le intese perfezionate in sede ministeriale rendono operativo questo percorso per 249 lavoratrici e lavoratori: 66 addetti del punto vendita di Roma Cola di Rienzo, chiuso il 4 aprile a seguito dello sfratto dei locali, accederanno alla Cigs per cessazione di attività dal 13 aprile al 31 dicembre 2026, mentre altri 183 dipendenti dei negozi di Mestre, Roma San Giovanni e Roma Cinecittà saranno interessati dalla Cigs per crisi aziendale dal 13 aprile 2026 al 12 aprile 2027.
L’Accordo Quadro prevede anche il ricorso al contratto di solidarietà, già attivato per il punto vendita di Firenze, rafforzando ulteriormente gli strumenti di gestione conservativa dell’occupazione.
Al centro dell’accordo quadro e del percorso condiviso con le istituzioni la priorità di massimizzare ogni possibilità di ricollocazione interna e territoriale, attraverso la messa a disposizione mensile di tutte le posizioni aperte sull’intera rete Coin, percorsi di riqualificazione professionale, il coinvolgimento delle Regioni nelle politiche attive e il ricorso alla formazione finanziata anche tramite i fondi interprofessionali.
Per il personale di Cola di Rienzo è stato inoltre definito un diritto di precedenza di tre anni in caso di nuova apertura nel territorio di Roma, con riassunzione senza periodo di prova e alle medesime mansioni.
L’accordo quadro prevede anche uno specifico capitolo dedicato alle uscite volontarie e non traumatiche, con l’attivazione, durante il periodo di Cigs, di procedure di licenziamento collettivo, esclusivamente con il criterio di non opposizione, per accompagnare alla pensione il personale con almeno 62 anni, sostenuto da incentivi economici aggiuntivi che saranno definiti tra le parti.
L’intesa prevede infatti il riconoscimento, oltre all’indennità sostitutiva del preavviso, di uno specifico incentivo all’esodo parametrato alla differenza tra Naspi e retribuzione annua lorda individuale, con l’obiettivo di favorire le adesioni volontarie. Una soluzione pensata per ridurre ulteriormente l’impatto degli esuberi e favorire il riequilibrio occupazionale nei territori maggiormente colpiti dalla crisi.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla tenuta economica delle lavoratrici e dei lavoratori durante l’utilizzo degli ammortizzatori sociali: per i siti interessati dalla Cigs per crisi aziendale l’azienda anticiperà i trattamenti di integrazione salariale, garantirà la copertura per l’accesso all’assistenza sanitaria integrativa Fondo Est e, nei casi di riduzione oraria, organizzerà i turni in modo da consentire la maturazione integrale di tredicesima, quattordicesima, ferie e Rol.
Le parti hanno infine condiviso l’avvio di incontri periodici di monitoraggio nazionali e territoriali per verificare l’andamento della Cigs, le ricollocazioni, i percorsi formativi, l’evoluzione delle partnership commerciali e le eventuali prospettive di riapertura o relocation dei punti vendita interessati.
“Con la sottoscrizione dell’accordo quadro e dei verbali ministeriali sulla Cigs si definisce un primo perimetro di tutele indispensabile in una fase di crisi ancora estremamente delicata – dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – Abbiamo ottenuto strumenti concreti per difendere il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori, favorire la ricollocazione, accompagnare volontariamente alla pensione chi è più vicino al traguardo previdenziale e mantenere aperta una prospettiva occupazionale anche nei territori segnati dalle chiusure.
“Ma questo passaggio non può esaurire il confronto: resta aperto il nodo della tenuta industriale e commerciale del gruppo, così come quello della salvaguardia complessiva della rete vendita e dei livelli occupazionali. Per questo sarà decisivo il monitoraggio stringente degli impegni assunti dall’azienda e il pieno coinvolgimento delle istituzioni nazionali e regionali, affinché il confronto prosegua con continuità al Mimit e al Ministero del Lavoro per costruire soluzioni strutturali che impediscano un progressivo ridimensionamento del marchio e offrano una prospettiva occupazionale concreta a tutte le persone coinvolte dalla vertenza”.

