Licenziamenti Mediamarket, quali soluzioni?
Il 9 febbraio Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno incontrato la direzione di Mediamarket spa, assistita da Confcommercio, per proseguire il confronto sulla procedura di licenziamento collettivo avviata dalla società, in conseguenza della chiusura annunciata dei punti vendita di Forlì e Pesaro.
Mediamarket ha illustrato gli strumenti che intende mettere a disposizione per ridurre gli impatti occupazionali, come richiesto dalle organizzazioni sindacali nei precedenti incontri.
Sul fronte degli ammortizzatori, l’azienda intende avanzare richiesta di cassa integrazione straordinaria per cessazione parziale dell’attività, con copertura fino al 31 dicembre 2026.
Per le ricollocazioni, la proposta prevede di raccogliere entro metà marzo le manifestazioni volontarie di lavoratrici e lavoratori di Pesaro e Forlì disponibili a trasferirsi su altri punti vendita, con la possibilità di optare per il ricollocamento anche durante la cassa integrazione. In caso di richieste superiori alle posizioni disponibili, verrebbero applicati i criteri di legge.
È inoltre prevista una misura di sostegno economico una tantum di 2.000 euro per chi accetta la ricollocazione in un punto vendita oltre 50 km dall’attuale.
Quanto alle uscite, l’azienda propone di adottare il criterio esclusivo della non opposizione al licenziamento, da esprimere entro il 31 ottobre 2026. La procedura, nelle intenzioni aziendali, sarebbe estesa a tutta la rete vendite, dando priorità ai punti vendita in chiusura e a quelli limitrofi, utili alla ricollocazione.
Sull’incentivo all’esodo, la proposta prevede un incentivo volontario crescente in base all’anzianità aziendale, da 4 a 15 mensilità, con l’intenzione di garantire trattamenti specifici a chi si trovasse entro dodici mesi dal raggiungimento dei requisiti pensionistici. La società ha inoltre proposto una riduzione progressiva dell’incentivo per ogni giorno di ammortizzatore sociale fruito. È stato poi confermato, per il personale ancora in forza, il diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni in caso di riaperture su Pesaro e Forlì entro 12 mesi dalla chiusura.
Le organizzazioni sindacali hanno però ritenuto necessario rivedere diversi aspetti della proposta.
In particolare, viene richiesto di facilitare le ricollocazioni con strumenti di sostegno economico anche sotto i 50 km e di incrementare le cifre dell’incentivo, giudicate insufficienti. Inoltre, l’eventuale estensione della possibilità di esodo al resto della rete dovrebbe essere condizionata alle disponibilità volontarie alla ricollocazione eventualmente espresse dai lavoratori di Pesaro e Forlì.
Non è condivisibile, infine, la riduzione dell’incentivo in proporzione all’ammortizzatore sociale fruito: è necessario garantire tempistiche adeguate alle persone per valutare con attenzione ricollocamenti o esodo. In caso di riaperture su Forlì e Pesaro, i lavoratori oggi impattati dalle chiusure dovranno mantenere, in via prioritaria, il diritto alla ricollocazione.
Si tratta di prime valutazioni che saranno approfondite anche nel confronto con le lavoratrici e i lavoratori. La società si è dichiarata disponibile a valutare le osservazioni sindacali e il confronto è stato aggiornato al 20 febbraio 2026, alle 9:30

