Metro Italia, 98 uscite in isopensione: resta aperto il tema appalti
Il 23 marzo, alla presenza dell’organismo bilaterale, si è svolto l’incontro di monitoraggio previsto dall’accordo quadro sottoscritto il 4 dicembre con Metro Italia, finalizzato alla discussione dei temi dell’isopensione e degli appalti.
Isopensione
L’azienda ha fornito i dati definitivi relativi alle domande accolte. Anche alla luce della modifica dell’accordo di isopensione, introdotta per evitare penalizzazioni derivanti dalla legge di bilancio, le adesioni accettate risultano essere 98 su 143 richieste presentate.
A seguito di tali disponibilità, è stata avviata la procedura con l’INPS per la validazione dell’uscita delle 98 persone; l’ente previdenziale ha 90 giorni di tempo per la conferma e la validazione.
Le 98 persone sono così suddivise:
11 presso la sede di San Donato (di cui 10 full-time e 1 part-time; 6 donne e 5 uomini);
le restanti 87 sono distribuite in 27 punti vendita su 46 complessivi, così articolate: 59 full-time e 28 part-time, di cui 41 donne e 46 uomini.
Come organizzazioni sindacali, abbiamo richiesto di attivare quanto prima il confronto a livello di unità produttiva sulle ricadute organizzative derivanti dalle possibili uscite e sull’eventuale programma di assunzioni, stabilizzazioni o incrementi orari, così come previsto dall’accordo sindacale del 4 dicembre 2025.
Inoltre, abbiamo richiesto di ricevere i dati relativi ad ulteriori uscite oltre all’isopensione, al fine di avere un quadro più preciso dei livelli occupazionali, anche alla luce delle diverse dimissioni e uscite forzate per raggiungimento dei requisiti per accesso alla pensione, registrate negli ultimi mesi presso Metro Italia.
Appalti
Il tema degli appalti rimane per noi un asse centrale, sia rispetto alla tutela occupazionale e normativa dei lavoratori impiegati presso aziende terze, ma operanti da diverso tempo in Metro Italia, sia rispetto alle ricadute organizzative sul personale diretto.
Nell’accordo quadro del 4 dicembre, le parti si sono impegnate a valutare modalità di internalizzazione delle attività in appalto, prevedendo entro il 31/01/2026 un’intesa basata su un’analisi tecnica e organizzativa. È inoltre prevista la definizione di un apposito protocollo volto a garantire ai lavoratori impiegati nei servizi affidati in appalto adeguate tutele normative, di salute e sicurezza, continuità occupazionale e agibilità sindacale.
A distanza di alcuni mesi, dobbiamo rilevare che Metro Italia non sta adempiendo a quanto previsto dall’accordo quadro, in quanto ad oggi non vi è stata alcuna discussione di merito finalizzata al raggiungimento di un’intesa sull’internalizzazione delle attività in appalto e sul relativo protocollo.
L’impostazione attuale di Metro Italia non è per noi condivisibile: nel corso dell’incontro, infatti, l’azienda si è limitata a informarci della necessità di introdurre un nuovo modello organizzativo basato sulla multicanalità e che, laddove l’accordo commerciale con il committente lo preveda, in alcuni punti vendita verrà disdettato il servizio. In tali casi, solo ad alcuni lavoratori impiegati in appalto verrà “offerto” un contratto a tempo determinato.
Con queste modalità, i primi punti vendita, dopo il caso di Lecce, in cui verranno cessati gli appalti saranno Olbia, Salerno e Catania.
Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno espresso forte insoddisfazione per l’impostazione aziendale, che non è orientata al confronto e alla condivisione, ma a una semplice comunicazione di decisioni assunte unilateralmente, con pesanti ricadute sul personale diretto e con effetti di incertezza occupazionale per i lavoratori indiretti.
Riteniamo necessario avviare un confronto nel merito dell’organizzazione del lavoro e definire criteri certi e universali per l’assunzione dei lavoratori attualmente in appalto.
A tal fine è stato definito un ulteriore incontro, per noi decisivo, con la sola presenza dell’Osservatorio per il 17 aprile, mentre l’incontro in plenaria si terrà il 14 maggio.

