Nike, stato di agitazione contro le modifiche unilaterali al Contratto
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Ripristinare corrette relazioni sindacali e riaprire il confronto sull’organizzazione del lavoro”
Scatta lo stato di agitazione dei circa 1.000 lavoratrici e dei lavoratori di Nike Retail Italia, impiegati nei 47 store diretti attivi nel Bel Paese e nella sede legale della società a Milano. La mobilitazione è stata indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dopo il mancato superamento delle criticità emerse nel confronto con la direzione societaria di Nike Retail B.V. sulle modifiche unilaterali al Contratto integrativo aziendale, sui continui processi di riorganizzazione e sull’assenza di opportunità di crescita professionale del personale.
La decisione arriva al termine del confronto sviluppatosi negli ultimi mesi e culminato nell’incontro del 9 giugno scorso, nel quale l’azienda ha confermato la volontà di mantenere le modifiche introdotte senza accogliere le richieste di rettifica avanzate dalle organizzazioni sindacali.
Al centro della vertenza, in particolare, la revoca unilaterale di alcune condizioni migliorative introdotte con il Contratto integrativo aziendale siglato nel 2024, finalizzate a favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Tra queste, l’eliminazione delle quattro settimane di lavoro da remoto, una misura che, secondo i sindacati, non ha comportato alcuna criticità organizzativa né costi aggiuntivi per l’azienda, rappresentando invece un importante strumento di equilibrio tra vita privata e attività lavorativa.
Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs si tratta di una scelta che penalizza in particolare le lavoratrici e i lavoratori con maggiori esigenze di conciliazione, tra cui genitori, caregiver e persone con disabilità, incidendo negativamente sul benessere organizzativo, sul coinvolgimento del personale e sul clima aziendale.
Le tre organizzazioni sindacali contestano inoltre il susseguirsi di micro-riorganizzazioni accompagnate dalla progressiva riduzione degli organici e dalla carenza di reali opportunità di crescita professionale, elementi che, a loro giudizio, risultano in evidente contraddizione con i principi di valorizzazione delle persone, inclusione e benessere che Nike richiama nei propri codici di condotta e nei valori aziendali. A ciò si aggiunge la disparità di trattamento riscontrata tra l’Italia e altri Paesi, dove analoghe restrizioni non sono state introdotte.
“Le condizioni disciplinate dal Contratto integrativo aziendale – dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – sono il risultato della contrattazione collettiva e non possono essere modificate unilateralmente. Si tratta di una scelta in aperta contraddizione con l’immagine che Nike ha sempre voluto trasmettere di sé: un’azienda innovativa, simbolo di performance, creatività e cambiamento. È inoltre inaccettabile che, a fronte di linee di condotta dichiarate come globali e uniformi, le lavoratrici e i lavoratori italiani siano sottoposti a condizioni più penalizzanti rispetto a quelle applicate in altri Paesi. Chiediamo all’azienda di ritirare le decisioni assunte, ripristinare corrette relazioni sindacali e riaprire un confronto costruttivo sull’organizzazione del lavoro e sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Nell’ambito dello stato di agitazione saranno avviate assemblee in tutti i luoghi di lavoro per informare e coinvolgere le lavoratrici e i lavoratori sull’evoluzione della vertenza. Contestualmente saranno attuate le prime iniziative di mobilitazione, tra cui il blocco delle attività non essenziali e la sospensione delle prestazioni accessorie che comportino estensioni dell’orario di lavoro o attività eccedenti la normale prestazione lavorativa.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs confermano la disponibilità a riprendere il confronto qualora l’azienda manifesti la volontà di riaprire una trattativa fondata sul rispetto degli accordi sottoscritti e delle corrette relazioni sindacali. In assenza di un cambio di impostazione, le organizzazioni sindacali si riservano di promuovere ulteriori iniziative di mobilitazione a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

