Unipol Rental, chiesto intervento del Mimit sulla riorganizzazione
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Trasferimenti inaccettabili, serve un confronto istituzionale per individuare soluzioni alternative e tutelare occupazione e diritti”
Dopo lo sciopero nazionale del 17 aprile, i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno richiesto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’apertura di un tavolo di confronto in sede istituzionale sulla riorganizzazione aziendale e sui trasferimenti annunciati.
La sollecitazione a seguito della decisione unilaterale della società del Gruppo Unipol di procedere con il progetto di ristrutturazione che prevede la chiusura di 21 sedi territoriali distribuite in diverse regioni del Paese e il trasferimento dei lavoratori coinvolti verso poche sedi centrali, in particolare Reggio Emilia, Bologna e Milano. Il piano interessa complessivamente 100 lavoratrici e lavoratori su un totale di 411 dipendenti presenti nelle 27 sedi aziendali attive sul territorio nazionale. Nel dettaglio, 72 addetti con funzioni direzionali e amministrative sarebbero destinati al trasferimento, mentre 28 lavoratrici e lavoratori dell’area commerciale continuerebbero a operare sui territori, ma con uno spostamento formale della sede di appartenenza.
Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, si tratta di una riorganizzazione che rischia di tradursi in un pesante impatto sociale, con trasferimenti che di fatto si configurano come licenziamenti mascherati, determinando uno sradicamento delle persone dai propri contesti di vita e lavoro.
Nel corso del confronto sindacale, le organizzazioni hanno espresso un giudizio fortemente negativo sull’operazione e avanzato proposte alternative per ridurne l’impatto, tra cui ricollocazioni interne accompagnate da percorsi formativi, utilizzo dello smart working, attivazione di job posting con diritto di precedenza e strumenti di accompagnamento alla pensione come l’isopensione. Tuttavia, a fronte di queste disponibilità, l’azienda avrebbe mantenuto una posizione rigida, prospettando come unica alternativa ai trasferimenti incentivi all’esodo su base individuale.
Una impostazione ritenuta inaccettabile anche sul piano del metodo, in quanto orientata a gestire le uscite attraverso risoluzioni consensuali dei singoli rapporti di lavoro, senza il ricorso a strumenti collettivi e senza un adeguato confronto con le rappresentanze sindacali.
Per queste ragioni, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ritengono indispensabile l’apertura di un tavolo istituzionale presso il Mimit, che consenta di analizzare la situazione sia sul piano sociale sia su quello procedurale e di individuare soluzioni concrete e sostenibili per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Le organizzazioni sindacali ribadiscono la necessità di governare la riorganizzazione attraverso relazioni sindacali corrette e strumenti condivisi, evitando soluzioni unilaterali che scarichino sulle persone il costo delle scelte aziendali, spingendo di fatto le lavoratrici e i lavoratori verso le dimissioni.

