Mondialpol, procedura concordataria: gli ultimi aggiornamenti
Nel corso dell’ultimo incontro con l’azienda Mondialpol e con i professionisti incaricati di seguire la procedura, sono stati forniti alcuni aggiornamenti di rilievo rispetto alla situazione complessiva e al percorso che la società ha formalmente avviato dinanzi al Tribunale.
Come noto, l’azienda aveva richiesto e ottenuto una proroga del termine inizialmente concesso per il deposito della proposta e del piano di concordato.
In data 10 giugno è stato quindi depositato il piano, che si configura, secondo quanto illustrato dalla società, come un concordato in continuità di tipo “misto”, fondato cioè sulla prosecuzione di una parte delle attività e sulla contestuale dismissione di un ramo ritenuto non più sostenibile sul piano economico.
Nel merito, la società ha rappresentato di avere costruito il piano partendo dalla necessità di dimostrare che la continuità aziendale è più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.
Secondo quanto riferito, dall’analisi dell’attivo di liquidazione emergerebbe infatti una capienza limitata, tale da non consentire, in ipotesi di liquidazione immediata, il soddisfacimento dell’intero ceto creditorio.
Per questo motivo il piano si fonda sulla prospettiva di generare ulteriori flussi finanziari, attraverso la prosecuzione delle attività considerate economicamente sostenibili, la vendita di beni non strumentali e la cessione di una parte delle attività aziendale con particolare riferimento alla vigilanza privata armata su appalti.
L’azienda ha spiegato di avere ricondotto le proprie attività a tre aree principali. La prima riguarda la vigilanza armata collegata agli appalti pubblici, attività che, a loro dire, non sarebbe più in grado di generare margini positivi e che per questo verrebbe posta in dismissione attraverso una cessione di ramo d’azienda.
La seconda riguarda i servizi fiduciari, in particolare il portierato e i servizi non armati, che rimarrebbero in continuità.
La terza riguarda invece il comparto retail e i servizi collegati alla clientela privata, comprensivi delle attività di teleallarme, delle ronde, della centrale operativa e del personale tecnico, anch’essi destinati a proseguire insieme ovviamente al personale amministrativo.
Per quanto riguarda il perimetro occupazionale, è stato confermato che i lavoratori attualmente impiegati negli appalti riconducibili al ramo che la società intende dismettere sarebbero interessati, a seconda dei casi, o da una cessione di ramo d’azienda ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile, oppure dalle ordinarie procedure di cambio appalto nel caso in cui le commesse cessino prima dell’eventuale trasferimento del ramo stesso.
Da parte sindacale è stata evidenziata con forza la necessità di avere un quadro preciso, appalto per appalto, dell’occupazione coinvolta, dei numeri reali, delle attività effettivamente interessate dalla dismissione e di quelle che invece rimarrebbero all’interno del perimetro aziendale.
Sul punto l’azienda non è stata in grado di fornire un dato definitivo e disaggregato durante l’incontro, pur parlando di un organico complessivo attuale pari a 337 lavoratori.
Le organizzazioni sindacali hanno espresso una forte preoccupazione sia per la tenuta industriale del piano, sia per gli effetti che la scelta di ridurre il perimetro delle attività di vigilanza potrà produrre sulle lavoratrici e sui lavoratori.
In particolare, è stato sottolineato come la parte che l’azienda intende dismettere appaia molto rilevante sotto il profilo dell’occupazione e come, allo stato, non vi siano ancora elementi sufficienti per rassicurare pienamente il personale né sul piano delle prospettive lavorative né su quello del recupero dei crediti.
Sotto questo secondo profilo, la società ha dichiarato che i crediti maturati dai dipendenti alla data del 30 dicembre 2025 – in particolare TFR non liquidato, ferie e permessi non goduti, ratei di quattordicesima del 2025 e posizioni connesse a cessioni del quinto e pignoramenti – sono stati collocati in classe privilegiata e che il piano ne prevederebbe, se approvato dal Tribunale, il soddisfacimento integrale entro sei mesi dall’omologa.
Si tratta tuttavia di una previsione strettamente connessa all’esito positivo della procedura, elemento che rende evidente come permanga una condizione di incertezza che non può essere sottovalutata.
Per quanto concerne invece il pagamento delle spettanze correnti, l’azienda ha riferito di avere provveduto al pagamento degli stipendi del mese e di non trovarsi, allo stato, in una situazione di tensione finanziaria per gli emolumenti correnti.
Al termine dell’incontro, le organizzazioni sindacali hanno chiesto formalmente all’azienda di trasmettere quanto prima i dati di dettaglio richiesti, a partire dalla suddivisione dei lavoratori per appalto e per area di attività, nonché una fotografia più puntuale del perimetro che residuerebbe a seguito dell’attuazione del piano.
Alla luce di quanto emerso, invitiamo tutte le strutture territoriali a mantenere la massima attenzione sull’evoluzione della vertenza, a seguire con puntualità le dinamiche sugli appalti e a segnalare tempestivamente eventuali criticità.
Il prossimo incontro è stato fissato per il giorno 13 luglio alle ore 14.30 in videoconferenza.

