Il futuro è già il presente: IA e contrattazione a Luci sul Lavoro
Conoscere il contratto e le norme non basta più. Oggi serve capire anche gli algoritmi e dotarsi di una “cassetta degli attrezzi digitale”.
È questa la metafora scelta dal segretario nazionale Uiltucs Cristiano Ardau per descrivere come debba evolvere l’azione del sindacato di fronte alle grandi trasformazioni del lavoro e quanto sia ormai ineludibile governare il cambiamento, anziché subirlo. Ed è stato questo il tema al centro del panel “Il futuro del lavoro tra demografia e intelligenza artificiale”, in corso a Luci sul Lavoro 2026, a Montepulciano.
Ardau si è confrontato con Merante, responsabile dell’iniziativa Catalyst del Centro Internazionale di Formazione Oil, Tiziano Barone, direttore Veneto Lavoro, Raia, della Direzione generale delle Politiche attive del Ministero del Lavoro, Cafà, presidente di Fonarcom, e Temussi, del Ministero del Lavoro.
Nel suo intervento il segretario nazionale Uiltucs ha evidenziato come l’intelligenza artificiale non rappresenti più uno scenario futuro, ma una trasformazione già in corso. La vera sfida, ha spiegato, non è stabilire se cambierà il lavoro, ma se il sindacato sarà in grado di governare questo cambiamento epocale.
Al centro della riflessione il ruolo della contrattazione collettiva, chiamata oggi più che mai a governare l’innovazione tecnologica affinché produca qualità del lavoro e non nuove disuguaglianze. Se l’intelligenza artificiale aumenta la produttività, quel valore deve essere redistribuito attraverso salari migliori, una riduzione dei carichi di lavoro, meno attività alienanti e migliori condizioni di vita per lavoratrici e lavoratori.
Ardau ha inoltre richiamato le due grandi transizioni che interessano il Paese, il calo demografico e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di costruire un nuovo modello di lavoro e di relazioni industriali più consapevoli.
Da qui la proposta di una “cassetta degli attrezzi digitale”, che consenta al sindacato di contrattare anche gli algoritmi, lasciando sempre la persona al centro. Significa garantire trasparenza, prevenire discriminazioni, tutelare la dignità del lavoro e fare in modo che l’innovazione non diventi mai uno strumento di esclusione.
Un ruolo centrale è affidato anche alla formazione permanente, indispensabile per accompagnare lavoratrici e lavoratori nell’acquisizione delle nuove competenze richieste dalle trasformazioni tecnologiche.
Per Ardau, infine, la contrattazione collettiva italiana e l’accordo sulla rappresentanza sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil possono diventare un punto di riferimento anche a livello europeo, dimostrando che innovazione tecnologica e giustizia sociale possono crescere insieme.
Tutto, sempre, con un punto fermo: la persona al centro.

