Decathlon, diritti di informazione: le criticità
Si è tenuto il 2 aprile 2026 il previsto incontro, alla sede di Confcommercio Milano, tra la dirigenza aziendale e le organizzazioni sindacali, con la partecipazione in modalità mista (in presenza e da remoto)
delle delegate e dei delegati.
L’azienda ha illustrato i dati occupazionali che, ancora una volta, confermano una tendenza
estremamente negativa del saldo occupazionale che vede, come negli scorsi anni, una costante riduzione del personale a tempo indeterminato (nel 2025: -325 dipendenti).
Resta invariato l’utilizzo massivo dei contratti part-time: sugli oltre 3500 dipendenti inquadrati al quarto e quinto livello, solo poco più di 200 risultano full-time, mentre la restante parte ha un
contratto a tempo parziale, in gran parte con un monte ore compreso tra le 20 e le 24/25 ore settimanali.
Addirittura, si assiste all’introduzione di una nuova figura definita “part-time ciclico”, che rappresenta una novità rispetto al passato e che si attesta intorno al 2% della forza lavoro.
Costante è inoltre la presenza di ulteriori forme di contratti precari quali lo staff leasing e il contratto a chiamata.
Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno sottolineato come tale struttura aziendale non sia accettabile, rendendo necessaria un’inversione di tendenza e una regolamentazione che possa passare attraverso accordi tra le parti.
L’abuso di part-time involontari, il ricorso alle forme precarie sopra elencate e una gestione “flex” degli stessi part-time, con profili anche di illegittimità, devono cessare.
Decathlon non può continuare a scaricare costantemente sulle lavoratrici e sui lavoratori i costi di gestione, senza una conseguente redistribuzione degli utili.
Le organizzazioni sindacali presenti al tavolo hanno duramente contestato tale approccio, funzionale anche a sminuire il loro ruolo, così come già avvenuto recentemente sul tema della formazione finanziata.
Filcams, Fisascat e Uiltucs non sono notai a disposizione dell’azienda, utili unicamente alla sottoscrizione di richieste di finanziamenti formativi.
È emersa in maniera chiara e non più rimandabile la necessità di fare chiarezza su un percorso di costruzione di un contratto integrativo aziendale, che deve prendere forma a partire dalla piattaforma sindacale rivendicativa inviata ormai da oltre 2 anni.
L’azienda non può sottrarsi ulteriormente al confronto: i temi sono noti e riguardano le relazioni sindacali, l’organizzazione del lavoro e il riconoscimento di istituto che possano avere una ricaduta economica per le lavoratrici e i lavoratori, quali maggiorazioni, ticket e un sistema premiante condiviso e non unilaterale.
In tal senso, le organizzazioni sindacali hanno richiesto la definizione di un’ulteriore data funzionale alla ripresa di un confronto reale, risultando diversamente poco utile un incontro meramente informativo basato esclusivamente sui dati di andamento aziendale.
L’azienda ha dichiarato la necessità di un approfondimento interno per poter arrivare al tavolo con risposte alle istanze sindacali e, pertanto, il confronto riprenderà in data 18 maggio alle ore 11 alla sede di Confcommercio Milano.
È necessario un cambio sostanziale di atteggiamento da parte dell’azienda, nelle relazioni sindacali e nei confronti dei lavoratori.
Il tempo delle concessioni e delle decisioni unilaterali che ha impattato ed impatta in maniera traumatica sulla vita quotidiana delle persone deve finire.
Le labili e teoriche intenzioni devono tramutarsi in azioni concrete che vadano incontro alle necessità manifestate da tutti i lavoratori.
L’azienda non dovrà sottrarsi nuovamente al confronto sui temi sopra elencati, e qualora questo avvenisse le organizzazioni sindacali metteranno in campo tutte le azioni utili e necessarie, per ottenere quanto richiesto.
Non è più tempo di attese: le lavoratrici e i lavoratori di Decathlon hanno bisogno di risposte concrete. In assenza di riscontri, faranno sentire la propria voce in tutte le maniere possibili, portando all’esterno il racconto di quanto accade nei punti vendita e del clima aziendale.
È tempo che anche i clienti comprendano quale sia la reale condizione di Decathlon oltre le campagne pubblicitarie.
Siamo stanche e stanchi di ascoltare slogan patinati senza un reale riconoscimento del valore delle lavoratrici e dei lavoratori.

