Gucci, piano Reconkering: chiarezza sugli impatti occupazionali
In data 12 giugno 2026, alla Confcommercio di Firenze, si è svolto il previsto incontro con la dirigenza aziendale del brand Gucci.
Diversamente da quanto inizialmente programmato, alla luce dei recenti e rilevanti sviluppi, il confronto non ha avuto come oggetto principale il rinnovo del Cia, bensì la richiesta urgente di chiarimenti in merito al piano Reconkering annunciato nelle scorse settimane da Luca de Meo, nuovo Ceo del gruppo Kering.
Come già evidenziato nella precedente comunicazione all’azienda, per quanto a nostra conoscenza, tale piano prefigurerebbe un pesante intervento di riorganizzazione, con la chiusura di oltre 100 punti vendita nel solo 2026 e di ulteriori 150 nei due anni successivi, su scala globale.
Un ridisegno aziendale di tale portata non può che destare fortissime preoccupazioni per le inevitabili ricadute occupazionali, dirette e indirette, sull’intero perimetro del gruppo, ben oltre il solo comparto retail.
Il tema, peraltro, è stato affrontato anche in sede di Cae, senza che siano emersi elementi di reale chiarezza né in merito agli impatti sui singoli Paesi, né rispetto alla natura delle operazioni annunciate (chiusure definitive, accorpamenti, eventuali ricollocazioni o nuove aperture in aree più profittevoli).
A fronte delle sollecitazioni poste al tavolo dalle organizzazioni sindacali, l’azienda ha più volte ribadito che il progetto Reconkering non comporterà chiusure nel ramo retail del brand Gucci. Se tale affermazione può in parte rasserenare il clima, resta tuttavia evidente come la mancanza di chiarezza sui contenuti della riorganizzazione delineata dal Ceo continui a generare tensioni e preoccupazioni, anche al di fuori del solo ambito retail.
A ciò si aggiunge la comunicazione relativa alla necessità di ridimensionare il presidio presso la Rinascente Roma Tritone, dove attualmente sono presenti tre corner per un totale di 32 dipendenti.
L’intenzione dell’azienda è di ridurre a un solo corner entro il 2026. Il timore delle organizzazioni sindacali riguarda evidentemente l’impatto occupazionale in una realtà, quella romana, che difficilmente potrà riassorbire eventuali esuberi.
L’azienda ha sostenuto che tale intervento non rientrerebbe nel piano Reconkering, qualificandolo come scelta organizzativa territoriale. Una distinzione che non modifica, però, la gravità della situazione né attenua le preoccupazioni rispetto alla tutela dei livelli occupazionali.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno pertanto ribadito come, a fronte di uno scenario ancora confuso e preoccupante, non sussistano al momento le condizioni per avviare il confronto sul rinnovo del Cia.
Resta tuttavia chiaro che, quando tale percorso potrà riprendere, esso dovrà necessariamente puntare a un rafforzamento complessivo delle tutele, sia sul piano normativo sia su quello economico.
Contestualmente, le organizzazioni sindacali hanno richiesto con urgenza l’apertura di un tavolo di confronto a livello territoriale per affrontare la vertenza relativa al presidio di Roma Tritone, al fine di evitare soluzioni unilaterali e salvaguardare le posizioni lavorative coinvolte.
Parallelamente, si ritiene non più rinviabile l’attivazione di un confronto a livello di gruppo, esteso anche oltre il perimetro del retail e del brand Gucci, per ottenere finalmente un quadro chiaro, trasparente e verificabile sul piano Reconkering e sulle sue reali implicazioni industriali e occupazionali.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno il diritto di conoscere il proprio futuro. Su questo terreno i sindacati continueranno a esercitare il massimo livello di vigilanza, iniziativa e mobilitazione.

