H&m, cambiamenti in vista: le richieste sindacali
Si è tenuto in data 8 ottobre 2026 alla sede di Confcommercio a Milano, il previsto incontro, più volte posticipato, con la dirigenza aziendale di H&M Hennes & Mauritz AB.
La dirigenza aziendale, in prima battuta, ha comunicato alle organizzazioni sindacali un importante cambiamento organizzativo e il conseguente avvicendamento nei ruoli.
Le relazioni sindacali e la gestione delle risorse umane saranno in capo a più figure, tutte presenti alla riunione, con una differente articolazione su più livelli: nazionale, territoriale e di punto vendita.
Presente anche Maria Lamuzzi, nuova General Manager Italia, ed è stata comunicata la scelta di far diventare il nostro Paese fiscalmente autonomo, indipendente come mercato e non più inserito nella più ampia regione South Europe. Tale scelta, a detta dell’azienda, comporterà una maggiore autonomia ma, nel contempo, pone una sfida rispetto alla crescita delle vendite e all’aumento dei clienti.
L’Italia è tra i primi dieci mercati a livello globale; l’aumento delle vendite sarà finalizzato a un incremento del profitto, realizzabile, sempre secondo l’azienda, anche attraverso una maggiore conversione dei clienti.
Sono poi stati comunicati futuri investimenti in ambito di rebuilding, strategie di marketing e introduzione di lettori Rfid funzionali a una migliore gestione delle vendite e degli stock, il tutto in una previsione di crescita rispetto all’anno precedente.
L’azienda ha poi annunciato di voler intervenire sui punti oggetto di confronto negli ultimi incontri: Joc (Job On Call), buoni pasto e premio di risultato.
È stata comunicata la volontà di superare il Joc attraverso un percorso di conversione di una parte degli stessi verso differenti forme contrattuali, quali il tempo determinato, nonché lo stop a nuove assunzioni a chiamata. Ad oggi tale conversione si attesta al 26%.
Per quanto riguarda i buoni pasto, H&m propone di portarli a 7 euro, mantenendoli anche per chi svolge attività in smart working.
Il premio di risultato, con un valore massimo di 150 euro a trimestre, si baserebbe su due indicatori: vendite trimestrali rispetto al quarter precedente e crescita dei “member” con iscrizione tramite app incrementale del 10% anno su anno.
Su questi punti le organizzazioni sindacali, nel prendere atto delle dichiarazioni aziendali, hanno segnalato alcune criticità.
Se da un lato l’eliminazione del Joc come forma contrattuale è in linea con le richieste sindacali, dall’altro andrà prestata massima attenzione per salvaguardare quelle lavoratrici e quei lavoratori che sino ad oggi hanno prestato la propria attività in H&m. Inoltre, tale operazione non deve rappresentare una modalità funzionale a una riduzione della platea di lavoratrici e lavoratori, con il conseguente aggravio dei carichi di lavoro.
La richiesta di aumento dei buoni pasto, posta più volte al tavolo, non può essere soddisfatta con un importo così ridotto; va previsto uno sforzo maggiore, realmente utile a garantire il consumo di un pasto.
Legare il premio di risultato a più indicatori ha una sua logica, ma si dovrà entrare nel merito degli stessi. In particolare, ci si chiede dove finiscano e vengano conteggiate le vendite online.
L’azienda spinge costantemente su questo canale e anche l’azione di incentivare i clienti a diventare “member” comporta questo rischio. Va trovato un modo per fare sì che vi siano ricadute positive di queste vendite anche sul valore del premio di risultato. L’incremento annuale del 10% non può essere considerato un dato realistico, poiché il rischio di saturazione è reale in tempi brevi.
Le delegate e i delegati, a tal proposito, lamentano la scelta aziendale di ridurre gli stock di merce nei punti vendita, con il conseguente spostamento degli acquisti sul portale per quanto riguarda taglie e merce mancanti.
In ultimo, l’azienda ha preannunciato due chiusure imminenti: Roma Lunghezza (17 gennaio) e Pontecagnano (10 gennaio). Tale operazione avrebbe un impatto sui 39 dipendenti ad oggi impiegati nei due punti vendita.
L’azienda sostiene inoltre che, per i prossimi sei mesi, non siano previste altre chiusure, immaginando poi, per future riorganizzazioni o chiusure, un preavviso di almeno sei mesi.
Le organizzazioni sindacali hanno con forza ribadito che la politica aziendale di costante chiusura dei punti vendita non è più sostenibile e deve essere fermata.
Risulta paradossale che un’azienda che, in premessa, dichiara la volontà di aumentare le vendite comunichi poi la riduzione della rete commerciale. È inaccettabile che non si riescano a mettere in campo modalità alternative di gestione della rete vendita.
Si è pertanto sollecitata l’azienda a convocare un incontro specifico sulle paventate chiusure, al fine di valutare tutte le opzioni finalizzate a preservare quanto più possibile l’occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Si è convenuto, quindi, di pianificare un prossimo incontro in data 3 novembre 2026 a Roma, con possibilità di partecipazione da remoto.

