H&M, chiusure e 39 posti di lavoro coinvolti: i sindacati contestano la procedura
Si è tenuto il 3 novembre il primo incontro relativo all’attivazione, ai sensi della Legge 223/1991, di una procedura di licenziamento collettivo.
L’azienda ha confermato la volontà di procedere alla chiusura di due punti vendita entro il mese di gennaio 2027: Roma Lunghezza, che attualmente occupa 25 lavoratrici e lavoratori, e Pontecagnano, in provincia di Salerno, con 14 dipendenti.
L’unica motivazione addotta dall’azienda a sostegno di tale decisione è il mancato accordo sulla rinegoziazione dei canoni di affitto dei due punti vendita.
Nel corso dei loro interventi, le organizzazioni sindacali hanno contestato la procedura sia nel metodo sia nel merito.
Nel metodo, perché ancora una volta l’azienda, senza alcuna informativa preventiva, arriva al tavolo comunicando una decisione che, nei fatti, viene presentata come definitiva e priva di reali margini di trattativa.
Nel merito, perché l’inconsistenza delle motivazioni addotte emerge chiaramente se si considera che, non più tardi dell’incontro nazionale dell’8 ottobre, la stessa società prospettava uno scenario economico di incertezza e non di difficoltà. A fronte della richiesta unitaria di ricevere un elenco e una mappatura delle situazioni territoriali di difficoltà e dei contratti di locazione prossimi alla scadenza, l’azienda ha opposto un diniego, trincerandosi dietro presunte clausole di riservatezza contenute nei contratti di locazione.
Allo stesso tempo, H&M si è dichiarata disponibile a valutare possibili trasferimenti, indicando al momento 10 posizioni sul territorio di Roma e 4 in Campania, in alcuni casi con distanze superiori ai 50 km.
Nel respingere tale impostazione, le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità, già più volte rappresentata, di disporre di un chiaro piano industriale, finalizzato a prevenire ulteriori situazioni critiche. Una richiesta che assume particolare rilevanza anche alla luce dell’importante sbilanciamento di H&M verso il mercato online, a scapito della rete dei punti vendita.
Anche l’elenco delle disponibilità ai trasferimenti presenta numerosi elementi di criticità. L’azienda ha infatti già definito il monte ore dei rapporti di lavoro part-time, senza procedere a un reale abbinamento con le esigenze e le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nella procedura. Soprattutto, ha anticipato la difficoltà nel garantire il rispetto dei nastri orari sottoscritti. Una disponibilità ai trasferimenti che rischia, nei fatti, di rimanere una scatola vuota.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre chiesto con forza di valutare, a fronte delle difficoltà dichiarate dall’azienda, il ricorso agli ammortizzatori sociali più idonei a contenere gli impatti occupazionali. Anche su questo punto, la richiesta è rimasta senza riscontro.
Infine, anche alla luce di alcune notizie emerse, è stato chiesto all’azienda di assumere un impegno concreto per ampliare il confronto alle proprietà dei centri commerciali e alle eventuali società interessate a subentrare nei locali che H&M lascerà liberi, con l’obiettivo di individuare possibili soluzioni a tutela della continuità occupazionale.
In particolare, per il punto vendita di Pontecagnano, le informazioni raccolte sul territorio appaiono più circostanziate, indicando il possibile insediamento di un importante brand della moda di un noto gruppo multinazionale.
A fronte dell’accertamento di queste informazioni, è stato chiesto di verificare ogni possibile percorso di continuità occupazionale e di ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nella chiusura di entrambi i punti vendita.
In seguito alle numerose sollecitazioni sindacali, l’azienda ha dichiarato di non essere nelle condizioni di poter rispondere a tali richieste, chiedendo di riaggiornare l’incontro in altra data.
Si è pertanto definito di riaggiornare il tavolo il 12 novembre, alle ore 10.30, in modalità mista, in presenza a Roma.

