Nike, proclamato lo stato di agitazione
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione nazionale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori di Nike, a seguito dell’incontro del 9 giugno 2026.
Nell’ambito dello stato di agitazione vengono attivate su tutto il territorio nazionale il blocco delle attività non essenziali, con la sospensione delle attività accessorie che comportino estensioni dell’orario o prestazioni eccedenti l’ordinario, e l’avvio di assemblee nei luoghi di lavoro per informare e coinvolgere le lavoratrici e i lavoratori, raccogliendo segnalazioni e criticità in raccordo con le strutture regionali e nazionali.
La decisione si inserisce nel percorso di confronto sviluppato negli ultimi mesi e riguarda la modifica e la revoca unilaterale di alcuni punti del contratto integrativo aziendale, i processi di riorganizzazione avviati dalla società e la mancanza di opportunità di crescita interna.
Nel merito, i sindacati denunciano la scelta unilaterale dell’azienda di non riconoscere più alcune condizioni migliorative, contrattate da anni, che favorivano il bilanciamento tra vita privata e lavoro, pur in assenza, secondo quanto evidenziato, di ricadute organizzative o economiche per l’azienda.
Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, questa decisione penalizza diverse fasce di lavoratrici e lavoratori, tra cui genitori, persone con disabilità e caregiver, con possibili ripercussioni sull’engagement, sul benessere psicologico e sul clima di fiducia e autonomia.
Le Organizzazioni sindacali giudicano inoltre particolarmente discutibile la decisione di limitare, tra le varie condizioni, fino a quattro settimane di lavoro da remoto, consentendo la continuità delle attività. Una scelta ritenuta in contrasto con l’immagine che Nike ha sempre promosso di sé come azienda innovativa, orientata a performance, creatività, cambiamento e valorizzazione delle persone.
Viene inoltre evidenziata la mancanza di concrete opportunità di crescita professionale e la continua riorganizzazione dei processi aziendali, elementi che, secondo i sindacati, rischiano di allontanarsi dai principi di benessere e valorizzazione delle persone richiamati anche nel Codice di condotta dell’azienda.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs sottolineano infine come, a fronte di linee di condotta dichiarate uniformi a livello globale, in Italia vengano applicate condizioni differenti rispetto ad altri Paesi, con limitazioni ritenute penalizzanti per le lavoratrici e i lavoratori.
Per queste ragioni, su mandato dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori, è stato proclamato lo stato di agitazione nazionale, invitando l’azienda a rivedere le proprie decisioni e a riaprire il confronto.

